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ACI Roma: tra regole mirate e bizzarrie ci si avvia alle elezioni

A pochi mesi dal rinnovo delle cariche dell’Automobile Club Roma, il clima si fa sempre più acceso. Non tanto per la campagna elettorale, che deve ancora entrare nel vivo, quanto per alcune decisioni e regole introdotte nelle ultime settimane che stanno alimentando più di un interrogativo

Nessuna sentenza, nessuna accusa preventiva. Ma una domanda sì: alle prossime elezioni tutti partiranno davvero dalle stesse condizioni?

Il caso Rendina e quelle dimissioni che fanno discutere

Uno dei primi punti riguarda Max Rendina, che aveva ricoperto la carica di vicepresidente di ACI Roma.

Rendina avrebbe lasciato la vicepresidenza, ma non la carica di consigliere. Eppure la sua uscita è stata interpretata come cessazione anche dal Consiglio Direttivo.

Una lettura che fa discutere soprattutto perché lo Statuto ACI distingue chiaramente le due funzioni: il vicepresidente viene infatti scelto tra i componenti del Consiglio.

C’è poi un precedente recente all’interno della stessa Federazione. A Vibo Valentia, nel giugno scorso, le dimissioni del vicepresidente dalla funzione non hanno comportato anche la perdita del ruolo di consigliere.

Roma può naturalmente avere una situazione diversa. Ma allora viene spontaneo chiedersi: perché in questo caso l’esito è stato differente?

Una domanda resa ancora più delicata dal fatto che Rendina ha manifestato l’intenzione di presentare una lista alternativa alle prossime elezioni.

Le 800 firme: il problema non è il numero

Altro tema centrale riguarda il nuovo regolamento elettorale.

Per una lista alternativa sarebbe necessario raccogliere 800 firme certificate di soci per poter presentare la candidatura.

Una richiesta che, in sé, può anche essere considerata una garanzia di rappresentatività. Il punto però è un altro: la stessa soglia vale anche per chi amministra già l’Ente?

Perché se 800 firme servono a dimostrare che una lista ha un sostegno reale tra gli associati, la logica vorrebbe che la stessa regola fosse applicata a tutti.

Quelle firme, va ricordato, non fanno vincere le elezioni. Servono solamente per poter partecipare.

Il vero voto arriva dopo.

E allora il nodo è semplice: perché non prevedere la stessa linea di partenza per tutti e lasciare poi ai soci la scelta?

Roma diversa dagli altri Automobile Club?

A rendere il quadro ancora più curioso è il confronto con altre realtà della Federazione.

Nelle recenti procedure elettorali dell’Automobile Club Caserta, ad esempio, la documentazione ufficiale faceva riferimento alla presentazione delle liste sia da parte dei soci sia da parte del Consiglio Direttivo uscente, seguendo un percorso comune.

Questo non significa che Roma debba necessariamente adottare lo stesso regolamento.

Ma rafforza una domanda già presente: perché proprio nella Capitale dovrebbe essere previsto un percorso differente tra chi governa e chi vuole proporre un’alternativa?

Se esiste una motivazione tecnica o statutaria, sarebbe probabilmente utile spiegarla con grande chiarezza.

Il regolamento modificato in pieno agosto

C’è poi la questione dell’assemblea convocata per discutere gli adeguamenti regolamentari.

L’avviso ufficiale di ACI Roma prevedeva la prima convocazione il 3 agosto e la seconda il 4 agosto, nella sede di via Parigi.

La convocazione risulta quindi formalmente pubblicata.

Resta però il tema dell’opportunità.

ACI Roma conta una base associativa enorme, indicata negli anni in circa 77mila soci. Secondo le informazioni emerse, alla riunione avrebbe partecipato un numero estremamente ridotto di persone.

Questo non significa automaticamente che l’assemblea sia invalida.

Ma modificare le regole elettorali in pieno agosto, con una partecipazione minima, può legittimamente far sorgere qualche perplessità.

È stato fatto tutto il possibile per informare e coinvolgere i soci?

Oppure una modifica tanto importante avrebbe meritato una comunicazione più ampia?

Dopo dodici anni, perché non partire tutti alla pari?

Giuseppina Fusco guida ACI Roma dal 2014.

Dodici anni di presidenza non rappresentano di per sé un problema, né mettono in discussione il diritto di ricandidarsi.

Anzi, proprio una gestione così lunga potrebbe trovare nel voto dei soci il momento più naturale di verifica.

Ed è forse per questo che le regole assumono un peso ancora maggiore.

Se l’amministrazione uscente ritiene positivo il lavoro svolto, saranno i soci a confermarlo. Se invece esiste una proposta alternativa, sarà il voto a stabilirne la forza.

Ma prima ancora di arrivare alle urne resta una questione fondamentale:

le condizioni per arrivarci saranno davvero uguali per tutti?

Tra dimissioni interpretate in modo discusso, firme richieste solo ad alcune liste, differenze rispetto ad altri Automobile Club e modifiche regolamentari approvate a ridosso delle elezioni, il quadro merita quantomeno un chiarimento.

Nessuna condanna preventiva.

Ma qualche domanda, a questo punto, è difficile non farsela.

 

Riceviamo e per diritto di replica ai sensi dell’ articolo 8 della Legge sulla Stampa (Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948) la nota di ACI Roma:

Gentile Redazione,
le considerazioni svolte dal sig. Rendina destano sconcerto in quanto immotivate,
polemiche e strumentali, presumibilmente finalizzate all’avvio della campagna per la
presentazione della propria candidatura all’elezione del Consiglio Direttivo
dell’Automobile Club Roma.
Con riferimento alle dimissioni da vice Presidente e non da Consigliere, come sostenuto
da Massimiliano Rendina, la questione è emersa soltanto in data 4 agosto 2026,
successivamente all’adozione, da parte dell’Assemblea dell’Ente, del Regolamento
elettorale a sua volta oggetto di contestazione da parte dell’interessato.
Le dimissioni erano state rassegnate da Rendina diverso tempo prima, in data 30 maggio
2026; la lettera recava all’oggetto “Dimissioni Vice Presidente”, ma il suo tenore lasciava
chiaramente intendere, senza dubbi o incertezze, la volontà dell’interessato di non fare
più parte del Consiglio Direttivo dell’Ente, salvo il dichiarato intendimento di restare
presidente della Commissione sportiva regionale.
Proprio per garantire la massima apertura e trasparenza, si è ritenuto comunque
opportuno convocare formalmente il sig. Rendina all’adunanza del Consiglio Direttivo
successivo alla presentazione delle dimissioni (19 giugno 2026), affinché potesse fornire
precisazioni, elementi conoscitivi o aggiuntivi, così aprendo anche alla eventuale
possibilità di recedere, ove ritenuto, dalla propria inaspettata decisione.
Il sig. Rendina non è intervenuto all’adunanza, né ha comunicato la propria
indisponibilità a partecipare, confermando così la propria irrevocabile decisione di
disimpegno dall’Organo, che ne ha definitivamente preso atto.
Il recepimento delle dimissioni di Massimiliano Rendina è stato prontamente (22 giugno
2026) comunicato dal Presidente all’interessato, che il giorno successivo ha risposto
confermando le ragioni delle sue dimissioni – senza avanzare alcuna eccezione – e la
speranza di poter riprendere, a tempo debito, rapporti di collaborazione.
Quanto al nuovo Regolamento elettorale che introduce, a detta del sig. Rendina,
disparità di trattamento tra consiglieri uscenti e candidati terzi, esso si adegua, in realtà,
alle sentenze del Consiglio di Stato nn. 2804 e 2813 del 22 marzo 2024, emesse con
riferimento all’Automobile Club Napoli, da cui risulta l’incongruenza di estendere ai
consiglieri uscenti la raccolta di un numero minimo di sottoscrizioni alla propria
candidatura, atteso che essi “hanno già una loro presunzione di rappresentatività
minima (che dunque non sono tenuti a dimostrare), dal momento che sono stati a loro
tempo eletti”, laddove invece “il test di credibilità deve essere almeno una volta
effettuato per i candidati mai eletti (…) che debbono ancora dimostrare la loro
consistenza rappresentativa”.
In altre parole, il Regolamento non introduce disparità di trattamento tra categorie
diverse di soci ma applica principi giuridici generali, vigenti anche per le consultazioni
politiche nazionali e locali; l’Automobile Club Bologna ha adottato già nel 2025 il nuovo
Regolamento fondato su questi principi.
L’esclusione della raccolta delle sottoscrizioni da parte dei consiglieri uscenti non è
comunque una novità; molti Automobile Club già da diversi anni adottano procedure che
escludono tale onere per il Consiglio Direttivo che si ricandida, mentre prevedono la
raccolta e l’autenticazione delle firme per i nuovi candidati.
SI tratta indubbiamente di tecnicismi complessi che richiedono una profonda conoscenza
dello Statuto e dei Regolamenti degli Automobile Club provinciali.
Relativamente all’Assemblea del 5 agosto 2026, l’adunanza è stata regolarmente
convocata dal Presidente nel rispetto della tempistica e delle modalità previste dallo
Statuto dell’ACI; l’avviso di convocazione è stato pubblicato sul quotidiano “Il
Messaggero” e sul sito istituzionale dell’Ente con l’anticipo di 20 giorni (superiore ai 15
giorni minimi previsti) rispetto alla data fissata per la riunione.
Meraviglia la circostanza che il socio Rendina non vi abbia preso parte, atteso che
l’Assemblea è sovrana e che in tale adunanza sarebbe stato possibile per l’interessato
esprimere e sostenere il proprio dissenso ed eventualmente ottenere il voto contrario
anche da parte degli altri soci presenti.
L’Assemblea si è tenuta presso la Sede dell’Ente, la medesima sala in cui da sempre si
tengono le adunanze dei soci; peraltro i soci presenti erano in numero ben superiore,
non soltanto a quello indicato, ma anche al numero di coloro (10) che il 24 aprile 2026
hanno partecipato e ratificato la cooptazione di Max Rendina quale consigliere
dell’Automobile Club Roma.

Roma, 12 agosto 2026
Automobile Club Roma

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Tribunale di Rimini N° 6 del 19/11/2019

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