CIR - A tu per tu con Christopher Lucchesi

Abbiamo incontrato il giovane toscano, classe 1999, che ci ha parlato della sua stagione

Continuano le nostre interviste, interamente dedicate ai nostri “cuccioli” che, nel corso della stagione, hanno disputato il CIR e non solo. Oggi abbiamo incontrato Christopher Lucchesi, giovane pilota toscano, classe 1999 che nel corso della stagione ha disputato il Trofeo Abarth 124 Cup Italia, chiudendo al secondo posto.  Ha mosso i primi passi nel mondo dei rally nella stagione 2015 quando ha fatto il debutto assoluto alla Ronde Vedovati, chiudendo al 56° posto assoluto (3° di classe) con la Peugeot 208 R2.

Nel 2017 disputa i primi tre round dell’IRCup con la piccola Fiat 600 con alle note Titti Ghilardi (sua madre) e successivamente debutta nel CIWRC disputando il Rally del Friuli con l’Abarth 124 RGT e due ronde su asfalto a Biella e Sperlonga con la 208 R2, ed in quest’ultima vince anche la sua classe.

Ciao Christopher, grazie per il tempo che ci stai dedicando. Per prima cosa, ci racconti chi sei??

Sono un ragazzo di 19 anni che fin da piccolo ha seguito il mondo del rally dietro ai suoi genitori per poi, all’età di 16 anni, provare delle esperienze rallistiche in pista e a 18 iniziare questo fantastico sport.

I rally scorrono nelle vene fin da piccolo con babbo e mamma che corrono, quanto è stato importante questo nel tuo percorso di crescita?

I miei genitori sono stati la colonna portante dalla prima volta che sono montato in macchina, mi hanno dato e mi stanno dando molti consigli. Perciò quello che sto riuscendo a fare lo dedico in gran parte a loro.

Prima stagione nel CIR per te, come giudichi la tua annata?

Non sta a me giudicare quello che ho fatto, ma agli altri. Posso dirti che la ritengo un’annata estremamente positiva per vari aspetti. Innanzitutto per la crescita sia tecnica che anche umana che mi ha trasmesso. Il campionato italiano è veramente una bellissima scuola, sotto l’aspetto puramente sportivo è che siamo riusciti a fare quattro vittorie di classe su altrettante gare disputate. Vero che eravamo in pochi a correre con la 124, ma é anche vero che per me era tutto nuovo, dalla vettura – che non è facile da “vestirsi” – alle gare, al copilota, alla squadra . . .

Il 2018 ha visto anche il tuo debutto su sterrato, impressioni e sensazioni di guida su questo fondo?

Inizialmente ero titubante, molto per via della mia inesperienza . Al “Nido”, però, con il passare delle prove e con l’aiuto del mio navigatore Andrea Cecchi e del team GF racing, siamo riusciti a migliorarsi prova dopo prova staccando anche dei tempi che per me erano più che positivi, direi per nulla preventivati. E’ stata un’esperienza univca, le condizioni meteo hanno reso il lavoro ancora più difficile, ma adesso, a mente fredda dico che é stato bene così, si deve dare e fare il massimo quando la situazione si fa difficile. La terra è comunque semplicemente esaltante, una grande scuola e spero proprio di tornarvi molto, ma molto presto!

Hai usato nel corso della stagione l’Abarth 124 RGT. Impressioni sulla scorpioncina di casa Abarth?

A parer mio è una grandissima macchina, con un bel potenziale e un motore che riesce a metterti paura quando acceleri fino a fondo. Se riesci a “vestirtela” spesso fai faticare alcuni con le trazioni integrali . . . Per me é stata una notevole nave scuola.

Che gara ricordi con maggior piacere in questa stagione?

L’appuntamento che mi ha dato i brividi più forti è stato il rally dell’Elba. Al di là del percorso e dello scenario decisamente unici, in gara abbiamo avuto un’infinità di problemi sulla macchina dovendo fare anche assistenza (io e il mio navigatore, ovviamente) fuori dal parco chiuso per cercare di portare in fondo la macchina, però nonostante tutto siamo riusciti comunque sia a vincere la classe R-Gt.

Parliamo del 2019 e di un CIR che prevede sei gare su asfalto e due sole su terra. Da pilota come vedi questa possibile scelta?

Per me il vero campionato italiano rally dovrebbe essere 50% asfalto e 50% terra, perchè con questa struttura lo potremmo chiamare CIRA (che già esiste). Per chi vuole un campionato solo terra c’è il CIRT chi lo vuole solo asfalto c’è il CIRA e chi vuole un campionato completo ci dovrebbe essere il CIR.

Il CIR Junior 2019 disputerà in Sardegna, come valuti questa scelta?

Sicuramente questa scelta è molto dispendiosa per noi privati però regalerà un bagaglio di esperienza non indifferente.

Progetti futuri?

Abbiamo già nel mirino varie prospettive. In questi giorni, con la mia famiglia e con il management che mi segue stiamo vagliando varie possibilità. Stiamo cercando di capire come saranno strutturati i trofei monomarca, utile serbatoio economico per un privato vhe voglia correre ad un alto livello, stiamo consolidando i rapporti con gli sponsor e partner che ci hanno supportato quest’anno e stiamo cercando di allargare gli orizzonti con altre collaborazioni. Diciamo che siamo come un . . . cantiere aperto!

Si ringrazia Alessandro Bugelli per la preziosa collaborazione nella realizzazione di questa intervista.

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