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Tempo

5 MIN

E se un gioco di rally diventasse davvero un’esperienza a 360°?

E se il prossimo grande salto dei videogiochi di rally non fosse una grafica ancora più realistica, ma la possibilità di vivere davvero un rally completo? Trasferimenti, controlli orari, traffico, meteo e imprevisti: forse è questo ciò che ancora manca al rally virtuale.

Fin da piccoli, praticamente tutti abbiamo sognato almeno una volta di essere Colin McRae.

Accendevi la PlayStation, avviavi il gioco e, nel giro di pochi secondi, ti ritrovavi a correre sugli sterrati del Galles o tra le curve della Corsica. Bastava premere “start” e il rally cominciava.Da allora sono passati decenni e i videogiochi di rally hanno fatto passi da gigante. Grafica sempre più realistica, fisica delle vetture sempre più raffinata, volanti, pedali e feedback che restituiscono sensazioni mai viste prima.Ma siamo sicuri che il prossimo salto debba essere ancora lì?

E se invece di migliorare ancora la grafica o il feeling alla guida, iniziassimo a curare l’esperienza nel suo insieme?

Il rally non è solo una prova speciale

Pochi mesi fa Nacon, detentrice dei diritti ufficiali del marchio WRC, ha annunciato di aver affidato lo sviluppo del nuovo videogioco ufficiale del Mondiale Rally a GRIT Games, con uscita prevista nel 2027.

L’obiettivo è inaugurare un nuovo ciclo, anche attraverso l’utilizzo di Unreal Engine 5 e una nuova generazione di sensazioni alla guida.

Nel frattempo, Supernova Games Studios e Kunos Simulazioni hanno portato Assetto Corsa Rally nel mondo del rally virtuale, inizialmente in versione Early Access, con una qualità della simulazione che ha alzato ulteriormente l’asticella: scansioni laser delle vetture e delle prove speciali, fisica dettagliata e un livello di immersione estremamente elevato.

Le basi, quindi, non mancano.

Ma cosa manca davvero?

Se nel mondo dei simulatori circuitali siamo arrivati a livelli incredibilmente sofisticati, nel rally c’è ancora una componente che il videogioco tende a ignorare: tutto quello che succede tra una prova speciale e l’altra.

Chi ha avuto la fortuna di correre un rally lo sa.

Il trasferimento non è semplicemente un tragitto da saltare con il tasto “Next Stage”.

È parte della gara.

Ci sono i chilometri da percorrere, il traffico, i tempi imposti, i controlli orari, la gestione delle gomme, la temperatura della vettura. Ci sono il pilota e il navigatore che parlano, ragionano, controllano il road book e cercano di capire come affrontare la prossima prova.

E soprattutto c’è uno stato mentale completamente diverso.

C’è chi durante il trasferimento cerca di rilassarsi. Chi ripensa alla prova appena conclusa. Chi studia quella successiva. Chi parla con il navigatore. Chi preferisce il silenzio.

Ogni chilometro fuori dalla prova speciale fa parte del rally.

Eppure, nel videogioco, quasi tutto questo scompare.

Finisci la PS1.

Classifica.

“Next Stage”.

E sei già sulla linea di partenza della PS2.

E se fosse questo il vero salto di qualità?

Da giocatore e da appassionato di rally, personalmente penso che la grafica abbia ormai raggiunto un livello più che sufficiente.

Posso tranquillamente rinunciare alla foglia che cade a cinquanta metri dalla macchina o al filo d’erba che si muove realisticamente quando passa la vettura.

Quello che vorrei vedere è qualcosa di molto più semplice e, allo stesso tempo, molto più complesso:

un rally vero.

Non necessariamente un open world.

Non una gigantesca mappa nella quale poter guidare liberamente per ore.

Non serve nemmeno trasformare il gioco in un simulatore di vita.

Serve piuttosto dare un significato a ciò che succede tra una prova speciale e l’altra.

Immaginiamo di finire una PS.

“Immettiti sulla strada principale. Abbiamo 37 minuti per arrivare al prossimo Controllo Orario.”

E da quel momento il gioco non ci teletrasporta da una prova all’altra.

Dobbiamo arrivare.

Seguire il percorso previsto.

Rispettare il tempo imposto.

Gestire la macchina.

Affrontare il traffico.

Magari trovare un rallentamento imprevisto.

E, perché no, arrivare al controllo con pochi secondi di margine.

Poi casco allacciato.

Cinture.

Motore acceso.

E finalmente la prossima prova.

A quel punto non staremmo più semplicemente correndo delle prove speciali.

Staremmo correndo un rally.

L’imprevisto come parte del gioco

Ed è qui che potrebbe aprirsi un mondo completamente nuovo.

Perché un’esperienza a 360° potrebbe introdurre elementi che oggi vengono quasi sempre lasciati fuori.

  • Un acquazzone che arriva durante un trasferimento e cambia completamente le condizioni della prossima prova.
  • Un incidente stradale che rallenta il traffico.
  • Un controllo orario nel quale arrivare troppo presto può essere tanto problematico quanto arrivare tardi.
  • Una gomma che si scalda troppo.
  • Un problema meccanico da gestire.
  • Una scelta da fare insieme al navigatore.
  • La possibilità di modificare la propria strategia sulla base di ciò che sta succedendo nelle altre prove.

Non servirebbe trasformare tutto in un gioco di ruolo.

Basterebbe dare conseguenze alle decisioni.

Perché è proprio questo che rende il rally così diverso dalle altre discipline automobilistiche.

In circuito puoi concentrarti quasi esclusivamente sul giro.

Nel rally devi gestire una gara che continua anche quando non stai spingendo al massimo.

Il videogioco che ti fa sentire dentro il rally

Forse il futuro dei videogiochi di rally non sarà quindi fatto soltanto di texture migliori, particelle più realistiche o fisiche ancora più precise.

Forse il vero salto sarà riuscire a trasformare una sequenza di prove speciali in un’esperienza unica e continua.

Una gara nella quale ogni chilometro abbia un significato.

Una gara nella quale non esista semplicemente un pulsante “Next Stage”.

Una gara nella quale, quando arrivi all’ultima prova, tu abbia davvero la sensazione di aver affrontato un rally.

E soprattutto potrebbe essere il modo migliore per permettere a chi non avrà mai la possibilità di allacciare casco e cinture dentro una vera macchina da competizione di capire almeno una parte di quello che significa vivere questo sport.

Quella, forse, sarebbe la vera evoluzione.

Non un videogioco più bello.

Un videogioco più vivo.

La domanda è aperta

E allora la domanda diventa inevitabile:

Sareste disposti a correre un rally virtuale completo?

Con trasferimenti, controlli orari, traffico, meteo variabile, imprevisti, gestione della gara e tutte quelle situazioni che oggi vengono semplicemente saltate?

Perché forse il prossimo grande gioco di rally non dovrebbe chiederci:

“Quanto forte vuoi andare?”

Dovrebbe chiederci:

“Sei pronto a vivere un rally?”

 

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Tribunale di Rimini N° 6 del 19/11/2019

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